L’emozione è di casa

Ikea studia i pensieri e le emozioni che le persone associano alla propria casa.

IL MITO DEL MINIMALISMO. Avere troppe cose è una fonte di stress per il 27% delle persone e il disordine in casa è causa di litigi per il 49%, ma gli oggetti sono importanti segnali del significato che diamo alla nostra vita in casa. Per il 43% quelli che contano davvero sono gli oggetti che aiutano a svolgere le proprie attività preferite.

HO BISOGNO DEL MIO SPAZIO. Lo studio ha esaminato i tanti modi in cui si negoziano spazi personali e cose condivise: di tutti i litigi casalinghi, il 17% nasce dalle intrusioni nello spazio altrui, il 42% non sa come chiedere di rispettare i propri confini, il 20% dice di convivere con oggetti che detesta e che appartengono ad altri e altrettanti di averne buttati via senza dire niente. Il soggiorno è il campo di battaglia più frequentato in tutto il mondo, ma in Italia è la cucina.

C’È NESSUNO IN CASA? Presenza fisica e presenza mentale non coincidono,  anche se il 69% dice di sentirsi in pace quando pensa alla propria casa, soprattutto come conseguenza di ritmi di vita e lavoro sempre più frenetici.

(DIS)CONNESSI. Un altro tema di attrito e discontento è la tecnologia: il 27% delle persone si lamenta di trascorrere meno tempo con partner e familiari a causa del loro uso compulsivo della tecnologia, mentre il 17% dice di sentirsi colpevole per il tempo trascorso sui social. Ma la tecnologia può anche nutrire le relazioni e liberare il tempo per dedicarsi a ciò che piace.

LA CASA INFINITA. C’è chi la vuole finita e ha paura dei cambiamenti, anche quelli infinitesimali, e chi la vive in progress, aperto ai cambiamenti, non solo in fatto di arredamento: il 21% ha paura di iniziare un progetto di rinnovamento della casa perché teme di non riuscire a finirlo e il 26% vorrebbe fare tutti i cambiamenti in una volta ma non ha l’energia sufficiente per farlo. Per tutti gli altri, il vero comfort in casa si raggiunge quando gli spazi riflettono i bisogni presenti delle persone, non quelli del passato né quelli di un ipotetico futuro.

La terza edizione dello studio etnografico Life at Home è stata condotta su 22mila persone tra i 18 e i 65 anni in 22 paesi e visitando in 6 mesi 6 città, partecipando a 5mila conversazioni oltre all’ascolto dei social media e incontrando 38 pionieri in grado di indicare tendenze e percorsi futuri.

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